"Signora di tutti i Popoli"

Amsterdam 25 marzo 1945
Signora di tutti i Popoli

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lectio Divina 2019


Trentesima Domenica del tempo ordinario

Padre, pietà di me peccatore
Vangelo: Lc 18, 9-14


LECTIO
9Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». 14Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
MEDITATIO
La parabola proposta dalla liturgia della domenica trentesima del tempo ordinario ci propone due figure di uomini, due peccatori a confronto, un peccatore che è giusto e quindi si salva e un altro peccatore ingiusto che non si salva, ognuno di noi è invitato a riflettersi come in uno specchio e a sinceramente riconoscersi in tutte e due i personaggi, ricordando che siamo tutti peccatori davanti a Dio ma giustificati gratuitamente dal suo amore.
9Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri. Questi due personaggi rappresentano in sintesi tutte le figure del vangelo di Luca. Il brano della scorsa domenica si era chiuso con la frase di Gesù che chiedeva ai suoi di avere fede fino alla fine della vita ma la fede ha due sorelle esse sono: la preghiera e l’umiltà. Il presuntuoso è chi si dà arie di superiorità, e in realtà si sente migliore di qualcun altro, in lui orgoglio e disprezzo hanno il sopravvento.
10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Due persone salgono al tempio, due spiriti diversi anche se hanno la stessa meta.
11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il fariseo stava in piedi, giusta postura di un figlio davanti al Padre che glielo ha concesso per dignità e appartenenza. Prega iniziando con il dire “grazie”, giusto atteggiamento di chi riconosce che tutto viene da Dio, tuttavia nel seguito della sua preghiera egli esalta se stesso davanti a Dio elencando i peccati del fratello e lo definisce ladro, ingiusto e adultero; in realtà nella sua preghiera il fariseo descrive senza saperlo se stesso, mettendo a nudo i suoi stessi peccati, infatti lui è un ladro perché come tutti gli uomini ha ricevuto tutto e tanto da Dio ma se non ringrazia non lo riconosce quindi se ne appropria indegnamente. Gli ingiusti sono coloro che non fanno la volontà di Dio, e lui la trasgredisce largamente quando si pone al di sopra del fratello non amandolo come se stesso. Gli adulteri sono quelli che non custodiscono puro l’amore sponsale ma quando lui è attratto dai sui tanti idoli non è anche lui amante di qualcosa diverso che non è Dio, unico sposo di ogni anima?
13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Due uomini salgono al tempio per la preghiera, due spiriti diversi pregano in modo diverso, l’umiltà nella preghiera del pubblicano attira lo sguardo di Dio e la sua misericordia ed è per lui mezzo di salvezza, insieme al ringraziamento essa apre le porte del regno. Oggi bisogna che tutti noi ci umiliamo davanti a Dio e ci riconosciamo come questo pubblicano, peccatori ma che confidano nella bontà e amorevolezza del Padre che ci ama al di là dei nostri peccati.
14Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Ricordando a Dio le sue opere buone, forse al di sopra di quello che la stessa legge richiedeva, il fariseo esalta grandemente se stesso, dimenticando che Dio non ci ama per le nostre opere ma perché siamo suoi figli. Egli desidera essere ricambiato nel suo amore e ci comanda di amarci tra noi, ogni qualvolta che ci auto esaltiamo non obbediamo al comandamento di Dio e all’amore verso il prossimo quindi ci autoescludiamo dall’essere giustificati davanti a Lui. La preghiera umile e fiduciosa del pubblicano ci insegna che identificandoci come peccatori riconosciamo che solo Dio è buono e giusto e che noi siamo tutti fratelli.  
ORATIO
Signore Gesù non lasciare che la superbia si appropri di me e ingiustamente mi faccia parlare contro i miei fratelli, guarda il mio cuore, vedi se percorro una via di menzogna e guidami verso una via di salvezza che sei Tu, amen.
CONTEMPLATIO
La chiesa ci ha insegnato ad essere giusti, a rispettare i dieci comandamenti, ci ha insegnato a non peccare, ci ha insegnato molte regole ma queste ci hanno condotto ad essere come il fariseo del vangelo che pensa di essere salvato solo per le sue opere dimenticando una cosa molto importante che è l’amore e la misericordia di Dio per l’uomo che copre e giustifica tutti i suoi peccati.
 

 
         
           
   
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