"Signora di tutti i Popoli"

Amsterdam 25 marzo 1945
Signora di tutti i Popoli

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lectio Divina 2019

Ventisettesima domenica del tempo ordinario

Fede e apostolato
Vangelo Lc 17,5-10

LECTIO

5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sradicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe. 7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? 8Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»».


MEDITATIO
Il brano del Vangelo che la liturgia ci propone questa settimana potrebbe essere diviso in due parti: i versetti 5-6, e i versetti 7-10, in un primo momento queste due parti sembrano non avere relazione tra loro ma in realtà la fede richiesta dagli apostoli nella prima parte è in relazione alla loro missione nella seconda parte, come si vedrà in seguito.
5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sradicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe. Gli apostoli come bravi allievi ascoltano il loro Maestro e vorrebbero imitarne le gesta, come Lui stesso li esorta a fare: “Vai e anche tu fa lo stesso” (Mc 5,19), ma fanno i conti con la loro inadeguatezza all’esigenza del Maestro, quindi chiedono che Egli accresca la loro fede. La risposta di Gesù deve farci riflettere. Se aveste fede quanto un granello di senape, la senape è un seme molto piccolo quanto la grandezza di una capocchia di spillo ma contiene in germe tutto l’albero che può diventare così grande che gli uccelli del cielo potrebbero fare tra i suoi rami i loro nidi. Quindi gli apostoli hanno sbagliato a fare la domanda non dovevano chiedere a Gesù di accrescere la loro fede ma di dare loro il dono della fede in quanto loro non la posseggono proprio, perché se ne avessero quanto un granellino di senape potrebbero già fare cose grandiose come spostare un gelso e farlo gettare in mare solo con un semplice comando. Carissimi siamo in grado con un semplice comando di cambiare le cose? No, allora ricordiamo di chiedere nella preghiera il dono della fede e non pensiamo di credere in Dio solo perché affolliamo le chiese. Il sentimento di inadeguatezza dei discepoli è un fatto molto positivo, il Signore li invia a testimoniare la buona novella e ad operare guarigioni, esorcismi ecc., loro speditamente vanno e giustamente si scontrano con la pratica del loro servizio e non si sentono all’altezza della stessa misericordia del Padre, i discepoli devono imparare a non confidare in loro stessi, nelle loro capacità, forze e beni ma rimettere tutto nelle mani di Dio a cui niente è impossibile, la loro forza sta proprio in questo passaggio, come dice l’apostolo Paolo: “È quando sono debole che sono forte” (2Cor 12,10) ed ancora “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13).
7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? 8Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili (S. Fausti traduce dal greco: Siamo semplicemente servi). Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»». La seconda parte del brano parla di un padrone dispotico che tratta duramente i suoi servi, da schiavi in verità poiché non tiene conto della fatica del loro lavoro svolto nei campi o tra le colline e pretende che egli sia servito prima di chi ha faticato duramente tutto il giorno. La figura del padrone non può essere associata con quella di Dio, potrebbe il Signore affidarci un duro lavoro ma Egli è misericordioso e grande nell’amore, e come Lui stesso dice: “passerà a servire quei servi che troverà al loro posto quando Egli ritornerà”. Quindi il punto di vista da esaminare non è quello dell’ingiusto padrone ma quello dell’atteggiamento del servo che ci deve fare riflettere. Il buon discepolo è obbediente alla voce del Padrone che gli affida degli incarichi nella vita a volte in ordine di crescente difficoltà e pretende che il servo sia legato al suo impegno fino alla fine del suo tempo. Anche se il servo riuscisse, per Sua grazia, ad adempiere ogni comando del Signore non deve insuperbirsi di essere stato obbediente ma considerare che era quello che andava fatto secondo Dio e secondo giustizia. Adesso vediamo la relazione tra la prima parte del brano e la seconda parte che sembravano non avere rapporto, ai servi obbedienti Dio chiede di fare un passo avanti nel loro cammino spirituale non è più sufficiente per questi che obbediscano e basta adesso devono imparare a fidarsi dell’onnipotenza di Dio affinché Egli possa fare meraviglie per mezzo loro, e continuare la propria vita missionaria, prolungando sulla terra quella del loro Maestro, liberamente e pienamente nella realizzazione del Suo regno.


ORATIO
Per il ministero che mi hai affidato, confido in te Signore.
Per la grazia di essere un vero testimone, confido in te Signore.
Per tutti i doni necessari alla mia missione, confido in te, Signore.
Per il grande dono di avere un cuore misericordioso come il Tuo, confido in te Signore.


CONTEMPLATIO
Da un lato il senso di inadeguatezza può tentare il servo e farlo rinunciare al compito che tu Signore gli hai affidato, dall’altro lato gli dà la spinta per confidare solo in te Signore. Ancora una volta la tua grazia lo circondi e lo protegga, affinché possa adempiere ad ogni tuo volere e mostrare la tua opera misericordiosa al mondo, amen.  


     
         
           
   
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