"Signora di tutti i Popoli"

Amsterdam 25 marzo 1945
Signora di tutti i Popoli

Signora di tutti i Popoli

Signora di tutti i Popoli
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lectio Divina 2019

Ventiseiesima domenica del tempo ordinario
Nell’oggi c’è la vita eterna
Lc 16,19-31

LECTIO

19C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». 25Ma Abramo rispose: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». 27E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento». 29Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». 30E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». 31Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».


MEDITATIO
Il brano che la liturgia ci presenta in questa domenica potrebbe essere diviso in due parti, la prima parte compresa tra i versetti da 19 e 22; la seconda parte compresa tra i versetti 23 e 31. Alcuni antichi esegeti intravedevano nella prima parte del racconto la storia di ogni uomo che inevitabilmente arriva alla sua fine terrena; nella seconda parte la parabola cioè l’insegnamento che il brano vuole trasmettere.
I due personaggi di questa storia sono il ricco di cui non si dice il nome e il povero Lazzaro che significa “Dio aiuta”, quando in una parabola non si diceva il nome del personaggio principale, gli antichi esegeti suggerivano di mettere il nostro nome per colmare la lacuna dello scrivente e per aiutarci a riflettere meglio sul testo, immedesimandoci. Il ricco non è sinonimo di cattivo oppure peccatore ma di colui che deve imparare a “cosa fare” dei propri beni, utilizzarli come mezzo di condivisione associato al rendimento di grazie a Dio che gli ha concesso tali strumenti, (vedi parabola della scorsa settimana). Ed anche il povero non è sinonimo di bontà e santità ma è Lazzaro cioè mezzo di aiuto-salvezza da parte di Dio per i ricchi del mondo, come Gesù che da ricco che era, si fece povero per arricchirci con la sua povertà (2Col 8,9), versetto alleluiatico. La storia racconta che il ricco godeva dei suoi beni mentre il povero soffriva di stenti aggravato dalla malattia che gli procurava delle piaghe, il ricco non si accorge di lui e continua la sua vita indisturbato, ma i cani sembrano avere pietà del povero e gli leccano le ferite. Ambedue muoiono, il ricco scende nell’Ade e il povero è accolto nel seno di Abramo. Scena di vita quotidiana, la morte non fa preferenze fra persone ricche e povere ma si presenta a tutti, qui finisce la nostra storia.
Dal versetto 23 inizia la nostra parabola che vuole rivedere la vita del ricco secondo la prospettiva di interpretazione del tempo: i ricchi vanno all’inferno, ma il nostro ricco non va all’inferno perché era ricco ma perché non aveva saputo amministrare la sua ricchezza o meglio non aveva avuto misericordia per i bisognosi. La situazione si capovolge il ricco soffre, il povero è nel gaudio, bene! L’uomo è come gli animali se non gli metti la briglia non ti ascoltano dice un salmo. L’esperienza umana della sofferenza da qualunque parte essa venga ci fa aprire gli occhi su coloro che prima non vedevamo, il ricco in vita non si era accorto di Lazzaro che languiva alla sua porta adesso lo vede accanto ad Abramo e chiede pietà per lui che soffre, lui che non ne aveva avuto per Lazzaro. E qui arriva l’insegnamento della nostra parabola dalle parole di Abramo, “ricorda tu hai ricevuti i tuoi beni in vita e Lazzaro i suoi mali”, ripeto non è una vita serena e piena di agi che ci porta all’inferno oppure una vita di malattia che ci porta in paradiso ma non sapere usare la misericordia, “beato il misericordioso perché troverà misericordia”: dice Gesù nel discorso della montagna. Il ricco chiede ad Abramo di inviare Lazzaro ad attingere acqua e di andare dai suoi fratelli sulla terra per salvarli ma Abramo sottolinea che ormai non ci può essere più comunicazione tra i due mondi. Il ricco prende consapevolezza che tra lui e il seno di Abramo c’è uno spazio invalicabile, tale spazio era il ponte della vita che egli doveva imparare a intraprendere, usando con misericordia i suoi beni, ma che adesso non può più percorrere. Ai suoi fratelli non sarà inviato Lazzaro per salvarli, essi hanno la Legge e i Profeti, devono imparare ad ascoltare e a fare opere di conversione se vogliono raggiugere il seno di Abramo. Il ricco ancora esorta ad inviare Lazzaro risorto ai suoi ma Abramo sottolinea che se non credono alla Scrittura non crederanno nemmeno ad uno che torna dai morti, versetto 31, infatti il Lazzaro di Betania che Gesù ha risorto non ha convertito il cuore di coloro che lo avevano visto defunto anzi lo volevano uccidere nuovamente (Gv 12,10s). In sintesi la vita è una palestra bisogna imparare a portare anzi meglio condividere i pesi dei fratelli con misericordia, nel brano non c’è un Dio che giudica ma una giustizia che trova compimento per coloro che non vogliono ascoltare la parola di Dio e convertirsi, il segreto della riuscita della nostra vita è nel prendere per noi come guida la parola di Dio ed accettare Gesù risorto come nostro Salvatore.


ORATIO
Padre santo, il cuore dell’uomo è un abisso, non si colma mai di desiderio di possesso e non si volge a chi è nel bisogno, abbi pietà di me colmami della tua grazia affinché possa vederti adesso negli occhi del mio fratello che chiede il mio aiuto, amen.


CONTEMPLATIO
Molte persone sembrano non convertirsi mai e arrivano impreparate al loro incontro con l’altra vita, nel bene o nel male si ostinano a rimanere nelle loro idee sbagliate su Dio, sul suo amore e sulla Chiesa, nascono e muoiono senza il minimo cambiamento oppure altre volte sembrano intraprendere una strada di santità ma poi ritornano alle vecchie malsane abitudini, penso che forse, per molti, una vita non basta per convertirsi, molte persone hanno bisogno di più tempo.



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