"Signora di tutti i Popoli"

Amsterdam 25 marzo 1945
Signora di tutti i Popoli

Signora di tutti i Popoli

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lectio Divina 2019
Ventiduesima domenica del tempo ordinario
 
 
Agli umili Dio rivela i suoi segreti
 
Vangelo: Lc 14,7-14
 
 
LECTIO
 
7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
 
12Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 
 
MEDITATIO
 
Le letture e il Vangelo di questa settimana vertono ad una interpretazione prettamente spirituale e non tanto materiale come sembrerebbe a primo sguardo. A tal fine per una migliore comprensione di esso è bene tenere in considerazione tutte e tre le letture domenicali presentate alla nostra attenzione. Il brano del Vangelo potrebbe, per contenuti espressi, essere diviso in due parti: i versetti 7-11 che racchiudono il tema dell’umiltà; e i versetti 12-14 che racchiudono il tema della generosità.
 
7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
 
Se interpretiamo la parabola in termini di virtù umane, l’umiltà si può praticare ricordandosi di non scegliere i primi posti quando si è invitati ad un banchetto di nozze, per non essere umiliati davanti agli altri invitati quando ci chiederanno di passare alla fine della sala, tuttavia però le azioni comportamentali rivelano le disposizioni psicologiche interiori di chi le compie quindi la virtù dell’umiltà umana necessariamente deve essere coltivata con la preghiera al fine che essa diventi una consolidata e radicata virtù e non solo una pratica esteriore da ricordare a fatica. Questo concetto è riassunto nelle parole di Gesù: “Dai frutti si riconosce l’albero” (Mt 7,16-20), dal comportamento dell’uomo si riconosce la sua indole, le sue attitudini, il comportamento non lo si può nascondere agli altri, è un’altra espressione del nostro volto, una persona mite non sa essere iraconda, se la sua mitezza è vera, non la si vedrà mai adirarsi. Ira, orgoglio e superbia sono sorelle, che purtroppo camminano insieme, se una di questa si manifesta tramite il comportamento spesso, anche se latenti, sono presenti le altre due.
 
L’iracondo non sa parlare a bassa voce e pensa di farsi giustizia a parole. Invece le parole pronunciate con calma rendono l’ascoltatore più attento e recettivo, le stesse parole dette nella quiete arrivano al midollo dell’essere.
 
L’orgoglioso dice di non sbagliare mai e vede accentuato ai suoi occhi ogni minimo sbaglio del fratello, l’orgoglio rende ciechi come dice Gesù: “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (Mt 7,3-5), la trave è l’orgoglio.
 
Il superbo dice: “Io sono meglio di te, ho fatto carriera, posseggo di più, sono ricco, sono più erudito, ect.”, purtroppo l’elenco non finisce qui e può continuare sul piano spirituale, anche se in questo caso, nell’esempio che segue, non si parla di superbia ma di presunzione spirituale, tuttavia da non sottovalutare: “Signore ti ringrazio perché non sono un adultero, pago la decima di quanto posseggo, non sono come gli altri peccatori” (Lc 18,9-14). L’orgoglioso e il superbo non hanno bisogno di nessuno e disprezzano chi è nella necessita, è il male di molti uomini, se non esistesse la misericordia di Dio andrebbero perduti per sempre. Al superbo si può rispondere che davanti a Dio non ci sono uomini più ricchi o meno ricchi o più eruditi di altri, davanti a Dio l’uomo vale per quello che è, e non per quello che possiede.
 
12Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Sul piano delle virtù umane il significato alla prima lettura di questo brano verte così: sii generoso con chi non può ricambiare il tuo aiuto, compi gesti disinteressati e andrai in paradiso, il tutto se è estrapolato da un discorso che va dalla terra verso il cielo, cioè prettamente umano ma se i due brani venissero letti dall’alto verso il basso, allora cambiata la prospettiva, cambierebbe anche il significato.
 
Adesso in breve rileggiamo gli stessi brani dal punto di vista di Dio, Egli invita tutti a stare alla sua presenza (preghiera personale e comunione con Dio) e al suo banchetto nuziale (la santa messa), molti non si curano di questi inviti e si affaccendano a fare altro, (Lc 14,15-24). L’orgoglioso dice: io non ho bisogno di andare in chiesa e pregare perché so già tutto di Dio, invece il superbo dice: io non ho bisogno di nessuno e nemmeno di Dio. Queste tre categorie di persone non vedono la luce non perché essa non brilli ma perché preferiscono le tenebre alla luce (Gv 3,19). Chi risponde all’invito di Dio? Ciechi, zoppi, sordi, storpi, ect. Gli umili o chi ha il cuore umile risponde all’invito di Dio, ed è Dio stesso che manda i suoi servi ad invitarli (Lc 14,21-24), l’umile si identifica spesso con chi si trova nella necessità materiale di trovare una casa, un lavoro, di cibo, ect; o chi ha bisogno di essere guarito perché sofferente nel corpo o nello spirito, l’umile è colui che necessita del perdono di Dio perché si riconosce peccatore ma ci sono anche altri poveri di Dio, sono gli umili di cuore che pur non necessitando di cose materiali confidano e si riconoscono bisognosi dell’aiuto di Dio, in ogni tempo della loro esistenza, il primo ad essere umile di cuore è Gesù (Mt 11,29, versetto alleluiatico). Coloro che accettano l’invito del Signore, gli umili di Dio trovano grazia ai suoi occhi, sono esauditi nelle loro preghiere, Dio rivela loro i suoi segreti, perché loro si sono fatti saggi per Dio, piegando la loro volontà all’ascolto della sua parola (prima lettura). Gesù con la sua predicazione, passione e morte ci ha aperti il regno di Dio, quando nella preghiera o nella santa messa facciamo comunione con Dio, facciamo anche esperienza di Lui e già da questa terra godiamo della Sua presenza  nella Gerusalemme celeste insieme ai santi, agli angeli, al mediatore della nuova alleanza Gesù Cristo (seconda lettura).

 
 
ORATIO
 
Signore alla tua presenza l’umile gioisce, canta con gioia, perché sei Padre, e ti prendi cura di ogni necessità dei tuoi figli, noi umilmente confidiamo in te, amen (salmo).

 
 
CONTEMPLATIO
 
Lampada per i mie passi è la tua parola Signore luce al mio cammino, ho giurato e lo confermo di mantenere i tuoi decreti nel mio cuore e di attualizzarli nella mia vita. Voi tutti che siete lontani sappiate che il Signore fa meraviglie per il suo fedele, ascoltate la sua voce e piegate il cuore ai suoi comandi.
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