"Signora di tutti i Popoli"

Amsterdam 25 marzo 1945
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La modifica del Padre Nostro

IL CAMBIAMENTO DEL PADRENOSTRO - da NON INDURCI in TENTAZIONE a - NON ABBADONARCI  ALLA TENTAZIONE -

A prescindere le traduzioni fatte della preghiera del PADRENOSTRO dal testo originale al greco, dal greco al latino, dal latino all'italiano, ed in altre lingue, a prescindere queste traduzioni, il principio fondamentale è uno, cioè che la traduzione non può mai avere prevalenza o priorità sul principio che caratterizza quello che si vuole trasmettere.
Fatta questa premessa che è essenziale appunto per non essere vincolati, esaminiamo il principio che la preghiera, sostituendo la parola non indurci in tentazione con non abbandonarci alla tentazione ci vuole dire senza cadere nell’errore.
La prima osservazione che dobbiamo fare, visto che nella preghiera si parla di tentazione, e quello di comprendere cosa si intende per tentazione, ma contemporaneamente anche valutare e comprendere cosa si intende per prova, le loro differenze ed il loro fine.
Altro principio molto importante, anch’esso essenziale, e quello che Dio per sua natura divina è Essere presciente e onnisciente, pertanto le reazioni, gli atteggiamenti dell'essere umano gli sono già noti ancor prima o della prova o della tentazione.
Esaminiamo il significato della prova ed il suo fine secondo la concezione di Dio, la quale sappiamo dal magistero della Chiesa che ha come obbiettivo  la crescita e la conferma nella propria fede.
Per fare qualche esempio, citiamo la prova di Abramo e la prova di Giobbe, il primo come fine di fedeltà, l'altro come fine di sopportazione, pazienza e perseveranza.
Altro esempio lo troviamo nell'evento dell'Annunciazione richiesta rivolta alla Madonna di diventare Madre di Dio.
Come premesso prima, riferendoci al principio di Dio come Essere Divino presciente e onnisciente, la reazione dei protagonisti soggetti alla prova come dicevamo prima, sia di Abramo che avrebbe dovuto offrire il figlio in olocausto, sia di Giobbe che ha perso tutto e colpito anche dalla malattia, sia di Maria che ha detto si alla richiesta dell’angelo all’Annunciazione, Dio in funzione di quel principio conosceva in anticipo le risposte e gli atteggiamenti di ognuno di loro.
Come del resto tutto quello che appartiene al mondo nel corso dei millenni, essendo Creatore e artefice di tutto.
Con la grazia del Signore facendo un ragionamento si può dare una spiegazione del motivo di questo atteggiamento di Dio nei confronti di Abramo, Giacobbe, e di Maria.
La strada è unica e comune, la risposta dei soggetti non serve a Dio, ma serve a loro stessi affinchè possano acquisire sempre più quella consapevolezza di fede, e quindi di amore filiale certa nei confronti di Dio con fiducia assoluta di abbandono, e questo principio vale per ogni tempo e per ogni uomo.
Questi sono alcuni esempi di prova cui sottopone Dio ma accade anche che la stessa prova non viene compresa da chi la riceve se non si è predisposti.
Mentre le tentazioni, come spiega San Giacomo al cap. 1 al vers. 13- 14 vengono dalle passioni dell'uomo e sapendo il demonio che lo attraggono e lo seducono li conduce più facilmente al peccato. Pertanto ecco spiegato il concetto di San Giacomo dove afferma che Dio non tenta nessuno.
In conclusione quando nel Padrenostro diciamo non ci abbandonare nella o alla tentazione il concetto risulta esatto perché va solo nella direzione della tentazione, è una richiesta di affidamento a Dio di non lasciarci soli di fronte alla tentazione che ci può solo fare del male allo spirito, e che la coscienza ci faccia rendere conto che stiamo sbagliando.
Il non indurci alla tentazione è sbagliato proprio per il principio che Dio non tenta nessuno, e fra l’altro come uomini creati a sua immagine e somiglianza, sarebbe una contraddizione per Dio perché e come se  tentasse se stesso.
Molti fanno riferimento prendendo come esempio le tentazioni di Gesù nel deserto, per giustificare il fatto che anche Gesù e stato tentato. Nel Vangelo quando si parla della tentazione di Gesù, Egli essendo uomoDio perché in comunione totale per opera dello Spirito Santo con il Padre, sempre per il principio dell’Essere presciente e onnisciente, Dio lo sapeva già che il Figlio non sarebbe caduto nelle lusinghe del Diavolo, perché lo Spirito di Dio era con Lui, infatti dopo essere stato battezzato da Giovanni, in cui lo Spirito Santo scende sotto forma di colomba su Gesù confermato dalla voce del Padre, questo non significa che Gesù sino ad allora non era guidato dallo Spirito Santo, ma per dare un segno visibile, tangibile in quel momento Dio aveva predisposto tutto. Inoltre non va dimenticato che Gesù si mosse verso il deserto sempre guidato dallo Spirito Santo e quindi dal Padre.
L'insegnamento che ci dona questo brano sulla tentazione di Gesù è quello di farci comprendere che quando si è in grazia di Dio e con Dio la tentazione viene meno e non produce effetti collaterali peccaminosi.
In conclusione la frase della preghiera del Padrenostro riferita al NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, in relazione alla differenza di contenuto fra il fine  della prova e della tentazione, appare evidente che la frase sopracitata non risulta esatta come principio. La Chiesa di Roma ha sempre insegnato che la supplica rivolta al Signore e quella di non lasciarci soli di fronte alla tentazione, ma per una questione di linguaggio universale per chi la legge la prima volta deve essere comprensibile sin dal principio.
Mentre il -NON ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE- si indirizza in una direzione più comprensibile rivolta solo esclusivamente appunto alla tentazione, che è causa quasi sempre di peccato. Inoltre la tentazione può trasformarsi in prova, mentre la prova no.
ALFONSO MEZZATESTA





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