"Signora di tutti i Popoli"

Amsterdam 25 marzo 1945
Signora di tutti i Popoli

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Apparizioni Mariane

Guadalupe 1531 (Messico)


Le Apparizioni Mariane

Nel lontano dicembre del 1531 un’immagine “ acheropita”, cioè non fatta da mani d’uomo, rimase impressa sul mantello di un umile indio -Juan Diego Cuauhtlatoatzin- in una località presso Città del Messico, ribattezzata Guadalupe.
E da allora, in quello che è il più grande santuario del mondo, si conserva miracolosamente intatta, su una rozza tela, l’immagine della Santa Vergine ovvero la ”Virgen morenita” che diede origine a quella devozione popolare che ogni anno richiama più di 20 milioni di pellegrini e che ha convertito da allora più di 8 milioni di atzechi. La Madonna di Guadalupe è patrona e regina di tutti i popoli di lingua spagnola e del continente americano in particolare.
Papa Giovanni Paolo II nel luglio 2002, in occasione della proclamazione a santo di Juan Diego  definì l’evento delle apparizioni “un grande esempio di evangelizzazione perfettamente inculturata”.        
La storia originale delle apparizioni guadalupane fu riportata dall’indio Antonio Valeriano, nel “Nican Mopohua”, scritto in lingua originale Nàhual tra il 1548 e il 1555, su incarico del Vescovo Juan de Zumarraga.
Nel 1519, Hernàn Cortés sbarca nel Messico, con più di cinquecento soldati, e sottomette il paese al Regno di Spagna; comincia l'evangelizzazione degli Aztechi; nel 1524 arrivano a Città del Messico dodici Francescani.
I missionari s'integrano facilmente nella popolazione; la loro bontà contrasta con la durezza dei sacerdoti aztechi e con quella di certi conquistadores. Si cominciano a costruire chiese. Tuttavia, gli Indios si mostrano restii al Battesimo, soprattutto a causa della poligamia che avrebbero dovuto abbandonare. Cuauhtlatoazin e sua moglie ricevono il Battesimo, ed assumono rispettivamente i nomi di Juan Diego e Maria Lucia. Rimasto vedovo nel 1529, Juan Diego si ritira a Tolpetlac, un modesto villaggio poco distante da Città del Messico, presso lo zio Juan Bernardino,anche questi neo convertito.      
Juan Diego è un uomo del popolo, un piccolo coltivatore diretto che si dedica da buon cristiano all’ascolto della catechesi impartita dai frati francescani spagnoli a Tlatetolco; e proprio lì stava recandosi quella mattina del 9 dicembre attraversando la collina di Tepeyac.   
Il  testo del “Nican Mopohua” riporta: “ Qui si racconta ordinatamente, il modo in cui poco tempo fa apparve miracolosamente la Perfetta Vergine Santa Maria Madre di Dio, Nostra Regina, là sul colle Tepeyac, conosciuto come Guadalupe. Dapprima si mostrò ad un indio di nome Juan Diego; e poi la sua Preziosa Immagine apparve davanti a fra' Juan de Zumárraga, fatto vescovo da poco tempo”. Il 9 dicembre 1531, come sempre il sabato, JuanDiego parte all ‘alba, passa ai piedi della collina di Tepeyac (denominata Guadalupe, vocabolo spagnolo derivato per semplice somiglianza di suono dalla  parola azteca Cuatlaxupeh colei che calpesta il serpente).                                                   
Sente un canto melodioso che gli sembra provenire da una gran moltitudine di uccelli. Alza gli occhi verso la sommità del colle e vede una nuvola bianca sfavillante. Improvvisamente irrompe  il silenzio  ed una voce di donna, dolce e delicata comincia a chiamarlo per nome. Scala rapidamente sulla collina e vi trova una giovane bellissima, una visione splendida e luminosa.  
Egli si prostrò alla sua presenza e ascoltò:”Mio piccolo figlio amatissimo, dove stai andando?”  

Ed egli Le rispose: "Mia Signora, Regina, Fanciulla mia, sto andando alla casa di México Tlatilolco, per seguire le cose di Dio che ci danno, che ci offrono coloro che sono le immagini di Nostro Signore: i nostri sacerdoti". Si mette allora a discorrere con lui e gli dice: "Sappi, sappi con certezza, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la Perfetta Sempre Vergine Santa Maria, Madre del Verissimo Dio per il quale si vive, il Creatore delle persone, il Signore di tutto ciò che ci circonda e ci avvolge, il Padrone del cielo, il Padrone della terra.  Ho un grandissimo desiderio: che si costruisca, in mio onore, un tempio in cui manifesterò il mio amore, la mia compassione e la mia protezione. Sono vostra madre, piena di pietà e d'amore per voi e per tutti coloro che mi amano, hanno fiducia in me e a me ricorrono. Ascolterò le loro lamentele e lenirò la loro afflizione e le loro sofferenze. Perché possa manifestare tutto il mio amore, va’ ora dal vescovo, a Città del Messico, e digli che ti mando da lui per fargli conoscere il grande desiderio che provo di veder costruire, qui, un tempio a me consacrato».  
Juan si reca immediatamente al palazzo del vescovo. Monsignor Zumárraga, religioso francescano, primo vescovo di Città del Messico, è un uomo pio e pieno di zelo il cui cuore trabocca di bontà per gli Indiani; ascolta attentamente il pover'uomo, ma, temendo un'illusione, non gli dà credito. Verso sera, Juan Diego prende la via del ritorno. In cima alla collina di Tepeyac, ha la felice sorpresa di ritrovare l'Apparizione; rende conto della sua missione, poi aggiunge: «Vi supplico di affidare il vostro messaggio a qualcuno più noto e rispettato, affinché possa essere creduto. Io sono solo un modesto Indiano che avete mandato da una persona altolocata in qualità di messaggero. Perciò non sono stato creduto ed ho potuto soltanto causarvi una gran delusione. – Figlio carissimo, risponde la Signora, devi capire che vi sono persone molto più nobili cui avrei potuto affidare il mio messaggio, e tuttavia è grazie a te che il mio progetto si realizzerà. Torna domani dal vescovo... digli che sono io in persona, la Santa Vergine Maria, Madre di Dio, che ti manda».
La domenica mattina dopo la Messa, Juan Diego si reca dal vescovo. Il prelato gli fa molte domande, poi chiede un segno tangibile della realtà dell'apparizione. Quando Juan Diego se ne torna a casa, il vescovo lo fa seguire discretamente da due domestici. Sul ponte di Tepeyac, Juan Diego scompare ai loro occhi, e, malgrado tutte le ricerche effettuate sulla collina e nei dintorni, essi non lo ritrovano più. Furenti, dichiarano al vescovo che egli è un impostore e che non bisogna assolutamente credergli. Durante il medesimo tempo, Juan Diego riferisce alla bella Signora, che lo aspettava sulla collina, il nuovo colloquio avuto con il vescovo: «Torna domattina a prendere il segno che reclama», risponde l'Apparizione.   Tornando a casa, l'Indiano trova lo zio malato e il giorno seguente deve rimanere al suo capezzale per curarlo. Poiché la malattia si aggrava, lo zio chiede al nipote di andare a cercare un sacerdote.   All'alba, il martedì 12 dicembre, Juan Diego si avvia verso la città. Quando si avvicina alla collina di Tepeyac, giudica preferibile fare una deviazione per non incontrare la Signora. Ma, improvvisamente, la vede venirgli incontro. Tutto confuso, le espone la situazione e promette di tornare non appena avrà trovato un sacerdote per dare l'olio santo allo zio. «Figliolo caro, replica l'Apparizione, non affliggerti per la malattia di tuo zio, perché egli non morirà. Ti assicuro che guarirà... Va’ fin in cima alla collina, cogli i fiori che ci vedrai e portameli».  
Arrivato in cima, l'Indiano è stupefatto di trovarvi un gran numero di fiori sbocciati, rose di Castiglia, che spandono un profumo quanto mai soave. In questa stagione invernale, infatti, il freddo non lascia sussistere nulla, ed il luogo è troppo arido per permettere la coltura dei fiori. Juan Diego coglie le rose, le deposita nel mantello, o tilma, poi ridiscende dalla collina. «Figlio caro, dice la Signora, questi fiori sono il segno che darai al vescovo... Questo lo disporrà a costruire il tempio che gli ho chiesto».
Juan Diego corre al palazzo del vescovo. Quando arriva, i domestici lo fanno aspettare per lunghe ore. Stupiti che sia tanto paziente, e incuriositi da quel che porta nella tilma, finiscono per avvertire il vescovo, il quale, malgrado si trovi in compagnia di parecchie persone, lo fa entrare immediatamente. L'Indiano racconta la sua avventura, apre la tilma e lascia sparpagliarsi per terra i fiori ancora brillanti di rugiada. Con le lacrime agli occhi, Monsignor Zumárraga cade in ginocchio, ammirando le rose del suo paese. Ad un tratto, scorge, sulla tilma, il ritratto di Nostra Signora. Vi è Maria, come impressa sul mantello, bellissima e piena di dolcezza. I dubbi del vescovo lasciano il posto ad una solida fede e ad una speranza incantata. Prende la tilma e le rose, e le deposita rispettosamente nel suo oratorio privato. Il giorno dopo, si reca con Juan Diego sulla collina delle apparizioni. Dopo aver esaminato i luoghi, lascia che il veggente torni dallo zio. Juan Bernardino è effettivamente guarito. La guarigione si è prodotta all'ora stessa in cui Nostra Signora appariva a suo nipote. Racconta: «L'ho vista anch'io. È venuta proprio qui e mi ha parlato. Vuole che le si eriga un tempio sulla collina di Tepeyac e che si chiami il suo ritratto «Santa Maria di Guadalupe».

Mentre si costruiva la piccola casa sacra della Bambina Regina là sul Tepeyac, dove si fece vedere da Juan Diego, il vescovo trasferì nella Chiesa Maggiore l'amata Immagine dell'Amata Bambina Celeste. Andò a prelevare l'amata Immagine dal suo palazzo, dalla cappella privata in cui stava, affinché tutti la vedessero e l'ammirassero.
E proprio tutta questa città, nessuno escluso, si commosse quando venne a vedere, ad ammirare la sua preziosa Immagine. Venivano a riconoscere il suo carattere divino. Venivano a presentarle le loro preghiere. Molti restarono ammirati per la maniera miracolosa in cui era apparsa, poiché assolutamente nessun uomo della terra dipinse la sua amata Immagine.
Juan Diego chiese al Vescovo di potere stare vicino alle mura del tempio .Questi lo accontentò, consentendogli di servire ogni giorno la sua padrona, la Signora del Cielo, fino alla morte sopraggiunta il 9 dicembre 1548.  
Un vero e proprio santuario fu consacrato nel 1622. Nel 1976 fu inaugurata l’attuale Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, dove tutt’ora si conserva perfettamente intatta la “Tilma” di Juan Diego. Un incontro che gli cambiò la vita e che lasciò sul suo mantello il segno visibile della benedizione data da Dio all ‘opera, allora appena iniziata, dell’evangelizzazione del nuovo mondo.
Sulla" Tilma della Vergine di Guadalupe" si vede nitidamente la figura di Maria (della statura di 143 cm). Di carnagione un pò scura, è raffigurata la Donna dell' Apocalisse, circondata da raggi di sole e sotto i piedi la luna.
I tratti del volto non sono né di tipo europeo né di tipo indio, ma sicuramente meticcio. Da qui l ‘appellativo di Virgen morena o morenita.   
Al di sotto della luna a falce, un angelo con le ali ornate di piume colorate rosse bianche e verdi. La Vergine, sotto un manto verde azzurro coperto di stelle dorate, indossa una tunica rosa, con fiori dal contorno dorato, stretta in vita da una cintura color viola scuro, simboleggiante la donna incinta presso gli atzechi (sta ad indicare la Vergine in procinto di donare al mondo il Salvatore).
La Tilma, composta da due teli di ayate cuciti insieme con un filo sottile, realizzata in fibra di maguey, ricavata dalla pianta dell'agave locale, si presenta come un rozzo tessuto, utilizzato dagli indios poveri del Messico.
Questo mantello, che avrebbe dovuto distruggersi dopo 20 o 30 anni,sottoposto a diversi esami ha mostrato risultati eccezionali.
Il più antico esame risale al 1666.  E cosi dichiararono gli studiosi : è assolutamente impossibile che un'immagine così nitida sia stata dipinta a olio o a tempera sull'ayate, data la completa mancanza di preparazione di fondo; che il clima del luogo in cui l'immagine è stata esposta, senza alcuna protezione, per centotrentacinque anni è tale da distruggere in un tempo più breve qualsiasi pittura, anche se dipinta su tela di buona qualità e ben preparata, a differenza del rozzo ayate della tilma di Juan Diego.

Gli studi scientifici sull'immagine e sull'ayate sono proseguiti  nei secoli successivi fino ai giorni nostri. L ‘indagine del 1751 portò ai medesimi risultati: l'immagine non è un dipinto, apparendo i colori come "incorporati" alla trama della tela; e non soltanto una pittura, ma lo stesso tessuto dell'ayate avrebbe dovuto disgregarsi in breve tempo nelle condizioni climatiche della radura ai piedi del Tepeyac.   
Allo stesso modo nel 1936 ,i risultati delle analisi condotte con le tecniche più sofisticate allora disponibili, dimostrarono che su quelle fibre non vi era traccia di coloranti di nessun tipo, né vegetali, né animali, né minerali. Lungo il corso dei secoli sono state fatte delle aggiunte pittoriche attorno all'immagine  primitiva della Vergine. Queste aggiunte si  sono screpolate e sono sbiadite, mentre l'immagine  è sempre rimasta intatta, con i colori  vivi che sembrano freschi. La temperatura della fibra di maguey  del mantello, mantiene una temperatura costante di 36.6 gradi, la stessa di una persona viva. Uno dei medici che analizzò il mantello, collocato  lo stetoscopio sotto la cintura che Maria porta intorno alla vita,  ascoltò battiti che si ripetevano ritmicamente, contò 115 pulsazioni al minuto,  come avviene per un feto presente nel ventre materno.  
Non si è scoperto nessun tratto di pittura sulla rozza tela.  In realtà, a una distanza di 10 cm dall'immagine, si vede solo la tela cruda: i colori scompaiono. Studi scientifici non  riescono  a scoprire l’origine della colorazione che forma l’immagine, né la forma in cui la stessa è stata dipinta. Non si riscontrano tracce di pennellate né di altra tecnica conosciuta. Gli scienziati della NASA affermarono che il materiale che origina i colori non è nessuno degli elementi conosciuti sulla Terra.  A seguito di un esame a raggi infrarossi, nel 1979, un professore della NASA scrisse: «Non c'è nessun modo di spiegare la qualità dei pigmenti utilizzati per la veste rosa, il velo azzurro, il volto e le mani, né la persistenza dei colori, né la freschezza dei pigmenti in capo a parecchi secoli durante i quali avrebbero dovuto normalmente degradarsi... L'esame dell'Immagine è stata l'esperienza più sconvolgente della mia vita».  

Si è fatto passare un raggio laser lateralmente sopra la tela, e si è evidenziato che la colorazione non è né al dritto né al rovescio, ma che i colori fluttuano a una distanza di tre decimi di  mm  al di sopra il tessuto, senza toccarlo. I colori quindi fluttuano nell’aria, appena  sopra la superficie del mantello.   
La fibra di maguey, che costituisce la tela dell'immagine, non può resistere più di 20 o 30 anni.Vari secoli fa si dipinse una replica dell’immagine su una tela di fibra di  maguey simile, che si distrusse dopo alcuni decenni. Mentre, a quasi 500 anni dall’evento, l’immagine di Maria continua a essere perfetta come il primo giorno. La scienza non riesce a spiegare l’origine dell’incorruttibilità della tela. Nell’anno 1791 si rovesciò accidentalmente acido muriatico sul lato superiore destro della tela. In circa trenta giorni, senza alcun trattamento, si ricostituì miracolosamente il tessuto danneggiato.  Nel 1921 un attentatore nascose  una bomba tra i fiori ai piedi dell' altare. L’esplosione distrusse tutto ciò che era intorno, meno il mantello e il vetro protettivo che rimangono  intatti.

Le stelle visibili nel manto di Maria riportano la medesima configurazione del cielo e delle costellazioni che in Messico c' erano quando Juan Diego aprì la tilma davanti al vescovo Zumárraga, il 12 dicembre 1531 al loro. Si è inoltre  scoperto che, applicando una carta topografica del Messico centrale sulla veste della Vergine, le montagne, i fiumi ed i laghi principali coincidono con l'ornamentazione della veste medesima.   
Gli studi nelle pupille di Maria (di soli 7,8 mm) sono quelli più sorprendenti, restituiscono immagini  che nessun artista avrebbe mai potuto dipingere.  Dal 1975  lo scienziato  Josè Aste Tonsman servendosi di strumenti elettronici potentissimi  arrivò  ad ingrandimenti fino a 2.500 volte le dimensioni originarie, con 25.000 punti luminosi su un millimetro quadrato.
Gli occhi della Vergine di Guadalupe, studiati in questo modo, rivelarono la presenza non di una sola immagine, ma di un'intera e complessa scena, e numerose persone. Vi si distinguono un indio seduto, nudo, con la gamba sinistra appoggiata al suolo e quella destra piegata sopra l'altra, con i capelli lunghi, legati all'altezza delle orecchie, orecchino e anello al  dito.
Accanto a lui, un uomo anziano, con la calvizie notevolmente avanzata, la barba bianca, il naso dritto, le sopracciglia sporgenti, e si scorge anche una lacrima che gli scende lungo la guancia destra: in questo personaggio è stato identificato il Vescovo Juan de Zumàrraga. Alla sua sinistra, un uomo abbastanza giovane, probabilmente era Juan Gonzales, l’interprete per il Vescovo de Zumàrraga. Più avanti appare il profilo di un indio in età matura, con barba e baffi aderenti alle guance, naso grande e marcatamente aquilino, zigomi sporgenti, occhi incavati e labbra socchiuse, che sembra indossare un cappuccio a punta, mentre sta per aprire il proprio mantello.
Egli è rivolto in direzione dell'anziano calvo. Dalla descrizione di queste immagini si può capire che questa è  la scena  quando Juan Diego portò le rose al Vescovo. La Madonna era presente, i suoi occhi "fotografarono" il tutto e la sua immagine, che in quel momento si impresse sul mantello dell'indio, la conservò per sempre. Tra i vari personaggi osservati negli occhi della Madonna, c’ era anche una giovane negra. Questo particolare mise in allarme gli studiosi in quanto al tempo dell'apparizione in Messico non c'erano negri.
Ma da ricerche successive se ne comprese la presenza. Dal testamento del Vescovo Juan de Zumàrraga si è appreso che egli aveva al suo servizio una schiava negra, alla quale prima di morire volle concedere la libertà per i preziosi servizi.

Accanto a questi personaggi "storici" che si trovano perfettamente descritti anche nelle testimonianze  dell’epoca  in cui si verificò l’evento prodigioso, lo scienziato  ha individuato anche una seconda scena, staccata dalla prima, quasi in secondo piano, con un gruppo di persone anonime, che potrebbero rappresentare una famiglia azteca composta da padre, madre, nonni e tre bambini. Gli occhi reagiscono alla luce come  quelli  di una persona viva;  avvicinando  loro  la luce, la retina si contrae e,  ritirando la luce, torna a dilatarsi,  esattamente come accade proprio  ad  un occhio vivo. Infine, la rete venosa normale microscopica sulle palpebre e la cornea degli occhi della Vergine è perfettamente  riconoscibile.   
Tutti gli studi scientifici compiuti sull'immagine venerata nel santuario ai piedi del Tepeyac confermano la sua origine miracolosa e, quindi, la realtà delle apparizioni. La devozione riconosciuta dalle autorità locali, e incoraggiata dalla chiesa messicana che ne favorì la diffusione, ottenne ufficialità dalla Santa Sede nel 1667, quando Papa Clemente IX emanò una bolla in cui dichiarò il 12 dicembre festa della Madonna di Guadalupe.
La Basilica di Nostra Signora  di Guadalupe  a Città del Messico è un centro «dal quale scorre un fiume di luce del Vangelo di Cristo, che si diffonde su tutta la terra attraverso l'Immagine misericordiosa di Maria» (Giovanni Paolo II, 12 dicembre1981).                                                   
"L’apparizione dell’immagine della Vergine nella tilma (mantello) di Juan Diego era un segno profetico di un abbraccio, l’abbraccio di Maria a tutti gli abitanti delle vaste terre americane, quelli che già vi erano e quelli che verranno”. (Papa Francesco)


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